LAMBERTO LAMBERTINI

L’amore per i libri e per la bicicletta non è indispensabile per fare l’avvocato, però aiuta.

I libri, e in particolare quelli di letteratura, di storia e di filosofia, offrono un’enorme quantità di idee e di esperienze, che contribuiscono ad affrontare con intelligenza le situazioni conflittuali umane, economiche e sociali che la professione presenta.

La biciclette ci sottrae alle pressioni della vita quotidiana, dei clienti e delle scadenze e ci sorprende spesso a pensare ad una soluzione per risolvere qualche questione complessa.

Pedalare dunque è pensare in piena libertà, così come leggere è vivere centinaia o migliaia di vite diverse.
Pedalare e leggere richiedono una preparazione diligente, la stessa che serve all’avvocato per raggiungere l’eccellenza, meritare la fiducia del cliente che a lui si è affidato, ottenere il rispetto dei giudici e degli avversari.
Dunque l’applicazione costante della diligenza consente all’avvocato di dare il meglio di sé stesso, preservando la propria autonomia ed indipendenza, sottraendosi alle suggestioni dell’opportunismo e del conformismo.
Cercando di dare il meglio di sé stesso, l’avvocato impegna esperienza, senso critico ed autocritico, conoscenza delle tecniche giuridiche, psicologiche, relazionali, linguistiche.
Dando il meglio di sé, l’avvocato dimostra che il suo può essere il mestiere più bello del mondo, così come quello dell’artigiano che, applicando conoscenze e diligenza, produce una forma d’arte.

“Ci afferri l’anima una santa ambizione
di non contentarci delle cose mediocri,
ma di ambire alle più alte e sforzarci
con ogni vigore di raggiungerle dal momento
che, volendo, è possibile”

Pico della Mirandola